FINARDI nuovo disco

Eugenio Finardi lancerà il cd “Sessanta” da Sanremo

In concomitanza con la sua apparizione a Sanremo, Eugenio Finardi presenterà il nuovo album “Sessanta” che conterrà anche il brano “E tu lo chiami Dio”, in gara al Festival. Probabilmente il titolo del disco fa riferimento agli anni che il cantautore compirà a luglio. L’artista milanese, che torna sul palco dell’Ariston dopo le partecipazioni del 1983 e del1999, hascritto su Facebook che domani andrà a Roma per la prima volta con l’orchestra e si sente emozionatissimo ed esausto: “Fare Sanremo da indipendente è come farela Parigi-Dakarin bicicletta!!! A me basta non uscire la prima sera, perché ci tengo tantissimo al duetto con Noa, una persona squisita e un’artista superlativa! Perciò se volete votare fatelo alla prima serata che canto, mi raccomando! Un grande abbraccio”. Durante la terza serata della kermesse, quella del giovedì dedicata alle canzoni italiane che si sono affermate nel mondo, Eugenio duetterà con la raffinata cantante israeliana sulle note di “Torna a Sorrento – Surrender”, portata al successo in lingua inglese da Elvis Presley.

 

Finardi a Sanremo

Finardi va a Sanremo con Dio e la tolleranza

Scritto da GINO CASTALDO – la Repubblica | 23 Dicembre 2011

“La spiritualità è di tutti, va condivisa”. L´ultimo disco l´ho fatto a 50 anni e oggi ne ho60. Misono ritirato: non dalla musica, ma dall´industria 


ROMA. Già dal titolo il pezzo apre una finestra inquieta e spirituale sul prossimo festival di Sanremo: E tu lo chiami Dio, proprio così, e a cantarlo sarà Eugenio Finardi. O meglio è la sua proposta, e Finardi non vuole in alcun modo dare per scontata la sua partecipazione, ma dalle nostre indiscrezioni sappiamo per certo che la canzone è stata presa, e anche con un certo entusiasmo da parte di Mazzi e Morandi. Ma come, Finardi, i suoi colleghi iniziano a ritirarsi dalle scene e lei a sessant´anni compiuti decide di andare a Sanremo? «Ma sì, intanto perché è frutto di una incredibile casualità, e poi io mi sono ritirato già da dieci anni. Anzi, per esser chiaro: mi sono ritirato dall´industria, non dalla musica».
Perché parla di casualità? Come sono andate le cose?
«Mi sono reso conto da tempo che i dischi che io volevo fare non li voleva nessuno, e allora ho creato una mia piccola casa editrice, con due autori, me e Roberta Di Lorenzo. Lei venne da me come corista, ma era del tutto inadatta, e invece mi piacevano le sue canzoni, ho cominciato a proporre in giro le sue composizioni. E tu lo chiami Dio è nata dalle nostre conversazioni. È un pezzo molto serio sulla libertà e sulla tolleranza, sul sacro che non va brandito come un´arma ma condiviso, sul fatto che la spiritualità è di tutti, è dell´uomo, anche dei non credenti».
Fin qui ci siamo, ma a Sanremo come ci arriva?
«Il pezzo l´abbiamo proposto ad alcuni interpreti, e tra questi a Gianni Morandi che mi ha telefonato dicendo: è bellissima, ma perché non la fai te? Io? Non ci pensavo per niente, per me è troppo alta gli ho detto, e lui implacabile: ma come, non ti va per una volta di cantare all´italiana? Dai, lasciati andare! E allora cosa fai con Morandi che ti dice così? Diciamo che la vedo già come una vittoria da indipendente. Vorrebbe dire che è tornato a essere il festival della canzone, è la canzone che ha mi ha portato lì, non certo il mio lavoro da cantautore, che ormai è estremo, da tripla x. Faccio le canzoni sacre, il fado, il cantautorato russo, il blues. Cosa mi mancava? Il canto all´italiana».
Se la canzone era così alta e difficile da cantare come tonalità, non si poteva abbassare?
«No, è la spiegazione è molto bella. Me l´ha fatto capire Filippo Del Corno, che sta preparando l´arrangiamento per gli archi. La tonalità determina il senso del pezzo. Questo deve essere cantato in La perché così è aperto a tutti, se l´abbasso, diciamo in Sol, diventa più intima, diversa, e la canzone cambia».
Se dovesse andare in porto, con quale straniero duetterebbe?
«Brian Ferry, anche perché è venuto fuori che è un appassionato di canzoni napoletane. Mi ha detto: vengo se facciamo O sole mio o Torna a surriento. A me non sembrava vero, ho sempre sognato di cantare una canzone napoletana».
Certo, andare a Sanremo parlando di Dio…
«Sono anni che mi interrogo sul senso del sacro, pur essendo completamente ateo, e ho capito che la spiritualità, e l´amore sono i più grandi motivanti dell´uomo, come l´avidità del resto, che però è la parte di Satana. Amore e spiritualità corrispondono all´uomo, e lo stesso vale per la musica, vicina al linguaggio degli assoluti e rappresenta il nostro bisogno di contatto, la possibilità, noi insignificanti esserini in un piccolo angolo dell´universo di accedere al tutto».
Possiamo considerarla alla fine, una canzone di pace?
«Assolutamente sì. È una riflessione di una persona della mia età sul senso delle cose. Nell´inciso si rivolge a tutti chiedendo di trovare i punti di incontro, un sentimento del sacro che non divida, come condizione condivisa da tutti gli uomini».

RadioRai intervista Eugenio Finardi

  • I corpi in Italia mi sembra che siano già in libertà degenerata…. Le menti mi sembrano surgelate per cui direi che bisognerebbe cominciare a  muovere proprio  le TESTE!

Il cuore? Bisognerebbe fare quello che ha detto Vecchioni: continuiamo ad amarci tra di noi, a “sentirci”.Sono stato contento della sua vittoria a Sanremo: …vuol dire che c’è sempre speranza….!!

Scherzi a parte, la sua vittoria significa che c’è voglia non tanto di “contenuti” (la parte più noiosa) ma di calore, di abbracciarsi,  c’è voglia di un “Natale collettivo”. Infondo è il compleanno della Patria….

Secondo me ci siamo persi agli inizi degli anni ’80: la colpa è degli anni di piombo… Gli anni ’60 e ’70 sono stati l’era del sogno… la differenza rispetto ad oggi è che gli hippy volevano diventare farfalle da bruchi… oggi si vuole diventare solo bruchi più grassi!

La radio mi piace tantissimo… E per assurdo mi piace la RAI! La mia canzone “La Radio” era palesemente scritta contro la Rai! La rottura del monopolio Rai,  poi le radio libere sono diventate commerciali, quelle commerciali sempre più commerciali e per assurdo l’unica isola felice è rimasto proprio questo bel palazzo…!

Io mi ricordo pochissimo, in generale. Il primo ricordo è di essere alla piccola chiesetta anglicana che sta davanti al “Corriere della Sera”  a Milano accanto a mia madre che, durante una messa Natalizia solo cantata, mentre tutti cantavano con una melodia normale  lei che era un soprano prendeva una nota altissima…

Io divido mia madre in “la voce” e “mia madre”. Perchè lei era albina, ipovedente, era fragilissima, non poteva attraversare la strada… ma poi quando cantava sembrava che dovesse lacerare il cielo e arrivare a Dio!

Mi sembrava sempre di doverla proteggere, a volte mi vergognavo di lei. Mi ha instillato questo profondo senso di “differenza”, di essere comunque un alieno… Lei era “teatrale”, americana, anche buffa, ha un po’ tolto l’importanza di mio padre che invece mi ha instillato un SuperIo grande come il Polo Nord!

I miei genitori si amavano tantissimo, si amavano  più loro di quanto non amassero noi. Un errore che io vedo delle coppie mediterranee è quello che quando nascono i figli la mamma ama subito i figli più del papà. E il papà comincia ad andare al bar, a bere, si sposa con un’altra….

I miei non erano così! Loro erano un’entità.

Mia madre essendo americana non mi ha dato l’amore incondizionato che danno le mamme italiane…mia madre mi amava se cantava bene, mi amava un po’ meno se cantavo male! Mia madre non è riuscita a cantare alla Scala perché era ipovedente… però è riuscita a mandare ME alla Scala!

La musica è qualcosa che un po’ si eredita anche se è un talento.

Sono stato adolescente nel momento  “delll’adolescenza degli adolescenti”! Era il momento dei Beatles, dei Rolling Stones, avevo 13 anni ed ero a casa di mia nonna in America quando vidi “Satisfaction” in televisione e come Belouchi nei Blues Brother “ho visto la luce”! In più contribuì un cugino carogna (il cugino di un anno in più, invidioso…) che credendomi un fan dei Beatles mi ha regalato i primi dischi dei Rolling Stones… quindi m’ha fatto conoscere tutto!!!

La prima volta che mi sono innamorato è stata …Katia! L’ho messa anche in una canzone, una bambina bellissima che non ho mai più visto… Se la penso mi sento vibrare ancora adesso!
Il secondo amore importante si chiama Laura… se uno deve pensare indietro e pensare al “piccolo grande Amore”… è stata lei!

Il sesso l’ho scoperto tardi e come ho scritto in una canzone non è stato molto divertente! Per molto tempo non è stato un granchè perché c’avevo l’ansia da prestazione finchè non ho capito che quello che piace alle donne è che tu ti abbandoni completamente…

E allora, facciamo servizio pubblico. Per voi maschietti: non pensate a quello che state sentendo la donna! Perché alla donna interessa sentire che voi state sentendovi una belva! Siate belva fin dall’inizio e sarete apprezzati. L’attrazione femminile è data dal vedere l’attrazione che si suscita! Quindi c’è proprio questo piacere  nel sentire che si è desiderate, volute.

Con la mia prima moglie Patrizia ci siamo sposati dopo 14 anni di relazione… poi dopo 2 anni dal matrimonio ci siamo separati! E’ stato un errore senile, il matrimonio.

L’amore da una parte è una cosa estremamente logica: la ricerca di una persona che abbia un sistema immunitario diverso dal nostro. Dall’odore noi riconosciamo una persona che ha un sistema immunitario diverso dal nostro, il più diverso possibile… in modo che i due messi insieme creino un bambino con un fortissimo sistema immunitario! Dopo 3 anni i due sistemi si omogeneano e quindi passa quella “passione” iniziale!

Il vero amore è amicizia e conoscenza. E’ la casa, è la sicurezza. E’ l’”home” americana. Con un paio sono riuscito a creare questo… Anche con qualche amico, però loro sono  più la stanza da giochi…. Questa persona ricorda molto la “mamma” e per gli uomini si sa che l’amore è la ricerca della mamma!

Il problema è che quando le mamme diventano mamme non ti vogliono più come figlio… ti vogliono padre!

Elettra, mia figlia, è una donna down, di 28 anni, meravigliosa… Alla cui nascita io avevo 30 anni ed ero una “rockstar”… ed è stato l’episodio determinante della mia vita!

Io sono una persona estremamente razionale, non sono un tipo esoterico, sono psicoanalitico, ho a volte degli strani casi premonitori… Il giorno che lei è nata, era un minuto dopo la mezzanotte del 17 agosto, io ero a fare un concerto, mi avevano chiamato per dirmi che era nata e stavo correndo all’ospedale… arrivato al casello autostradale ho avuto una sensazione di vuoto nello stomaco, di gelo , come se una mano fredda mi avesse attraversato il corpo. In quel momento era nata mia figlia.

Era nata con un scompenso cardiaco, era azzurra. Quando l’abbiamo abbracciata e accolta è diventata rosa di colpo, come un camaleonte.

E’ stato bellissimo.

A chiunque capiti una cosa del genere la prima cosa che prova  è un senso di colpa. Cosa ho fatto perché questo succedesse? L’ho elaborato, sono andato in analisi per gestire la rabbia che gestivo verso mia figlia. E’ una rabbia che prova anche lei, è andata a scuola, ha avuto l’insegnante di sostegno e ha raggiunto un alto livello di autonomia finchè si è resa conto di essere una persona down, avendo preso da me il senso di ribellione, beh, a quel punto le son girate, ha incolpato me, la madre…

Poi s’è fatta furba: andava nei bar, ordinava cappuccio,brioche, biscottino… e poi diceva “Io sono down e quindi non pago!” Insomma: Elettra è una persona molto interessante…

Con mia moglie nell’affrontare Elettra ci siamo avvicinati ma in maniera malsana: ci siamo distrutti a vicenda. Queste cose possono aprire grandi porte mentali ma possono creare anche tanto malessere per cui tutta la famiglia diventa handicappata… C’è stata una grande chiusura al mondo in quel periodo. Poi è nato Emanuele e quando aveva tre anni ci siamo separati…

(Si può dopo un’unione così lunga tornare a credere nella forza dell’amore?)

L’amore arriva da solo! Crescendo ci si rende conto che l’amore è conoscere l’altro, apprezzare i difetti… Credo sia l’errore di tante donne che si rifanno per fermare il tempo. Anche nei difetti: quelle stesse cose che ti fanno sorridere quando ami ma ti fanno impazzire se non hai voglia di amare!

Nella vita di tutti i giorni penso di usare di più… l’istinto!

In questo momento storico dato l’abuso che si è fatto in questo momento del sesso è decisamente passato di moda. Ci vogliono un paio di anni di sesso serio! Basta Stronzate!

Ho raggiunto la saggezza dell’età. Il sesso dev’essere divertente, rilassante… Ma tu t’immagini come mi stresserei io con una 22 enne? Poi figurati, mi vedrei con i suoi occhi, non sarebbe un bel vedere… a questo punto meglio con mia moglie con cui ogni tanto posso fermarmi e dire “scusa,il cuore!”

 

radiorai

Eugenio Finardi 1 Maggio

L’inizio di questa edizione del Concerto del Primo Maggio 2011 è stata scandita da una versione tutta “personale” dell’Inno di Mameli, eseguita da un ispiratissimo Eugenio Finardi. Iniziata con 40 minuti di ritardo, l’edizione 2011 del Concertone romano ha visto salire sul palco il cantautore milanese, che insieme alla sua band di fiducia s’è librato in una particolarissima versione di “Fratelli d’Italia”.

Come annunciato in precedenza, quest’edizione è stata rappresentata dal ricordo dei “brani storici” del bel paese, il tutto per celebrare, ancora una volta, il ricordo dei 150 anni dell’unità d’Italia, così com’era successo nell’edizione sanremese di quest’anno. Dopo la sentita esibizione dell’Inno di Mameli, è salito sul palco Neri Marcoré, presentatore del Concertone targato 2011 che ha spiegato al pubblico presente il significato del Primo Maggio.

Dopo questo breve excursus, Finardi ha poi eseguito in un continuum di 10 minuti i suoi brani più celebri. Per il cantautore milanese si tratta della sua prima partecipazione al Concerto del Primo Maggio, in visione di un rapporto non proprio idilliaco con il mainstream italiano: nonostante possa contare all’attivo ben 27 album tra lavori in studio, live e raccolte, il personaggio di Finardi ha sempre vissuto alla periferia della televisione, a differenza di altri cantautori rock come Ligabue o Vasco Rossi.

Un’edizione che si è aperta davvero col botto, con questa personalissima versione dell’Inno di Mameli; dopo l’esordio di Finardi, è poi toccato a Luca Barbarossa, accolto sul palco dal solito Neri Marcoré

1 maggio

Lo sai (ya ves) Pablo milanes/ Eugenio Finardi

 

Mi sono innamorato di questa canzone.Subito.Al primo ascolto.

L’ho scoperta per caso,nella versione di Eugenio Finardi e’ ancora piu bella.

E’ di Pablo Milanes un famoso cantautore Cubano con tanti album all’attivo che sto scoprendo…

Ma questa canzone e’ stupenda,apre l’anima l’ascolto e riascolto continuamente e poi l’interpretazione che ne fa Eugenio e’ semplicemente eccezionale.

Cercatela in rete e ascoltatela…Pablo Milanes

Eugenio Finardi Libro e tour

Eugenio-Finardi-Spostare-lOrizzonte[1]EUGENIO FINARDI/ Esce il libro “Spostare l’orizzonte”. Dal 28 gennaio in tour

 

 

EUGENIO FINARDI LIBRO E TOUR – “Spostare l’orizzonte, come sopravvivere a quarant’anni di rock” è il titolo del primo libro di Eugenio Finardi, storico cantautore milanese, edito da Rizzoli e scritto con Antonio G. D’Errico.

Una biografia che tocca la sua vita, la musica e il rapporto con la figlia, affetta dalla sindrome di Down. In questo libro il cantautore ripercorre le tappe salienti della sua carriera: dai primi passi in ambito musicale all’impegno politico degli anni Settanta fino alle sperimentazioni del periodo più recente. Ma soprattutto si racconta senza pudori, a partire dal rapporto con i genitori, bizzarro mix che l’ha dotato di un’educazione insolita, instillando in lui fin da piccolo un senso di diversità rispetto agli altri ma anche una visione artistica, etica e politica unica.  

Il 23 gennaio Eugenio Finardi tornerà al Teatro alla Scala di Milano, ospite dell’ensemble Entr’acte, con la spiritosa suite “I Cavoli a Merenda” di Carlo Boccadoro, su testi di Todaro, di cui il cantautore è la voce recitante.
fonte  www.ilsussidiario.net

FINARDI Electric Tour

 

Parte il 28 gennaio 2011 da Torino all’Hiroshima Mon Amour “Eugenio Finardi Electric Tour 2011”.

 

Nuovi arrangiamenti elettrici e sonorità rock caratterizzano questa nuova tournée. Dopo avere esplorato il “Fado“, la sua “Anima Blues” il teatro canzone di “Suono”, il progetto “Il Cantante Al Microfono” su Vladimir Visotsky (Targa Tenco 2008) ed essere arrivato ad esibirsi al Teatro Alla Scala lo scorso anno (ci tornerà a grande richiesta il prossimo 23 gennaio), Eugenio Finardi ha risposto al richiamo della foresta con una rock band di alto livello con la quale ritrovare il gusto di suonare nei club.

 

La varietà e quantità di esperienze che Finardi ha vissuto e intrapreso nella decennale carriera non hanno fatto dimenticare che fu il primo a portare l’autentico spirito rock nella scena musicale italiana degli anni ‘70.

Un’attesa rivisitazione dei classici del cantautore milanese che non deluderà i fan e farà splendere sotto una nuova luce canzoni simbolo come: “Extraterreste”, “Musica Ribelle”, “La Radio”, e sarà l’occasione di ripescare brani che Eugenio non suonava da tempo.electric tour

Finardi …nuovo CD ?

ciao2001aFinardi…nuovo cd ?

 

Anticonformista, indipendente, coraggioso: Eugenio Finardi ha rinunciato all’immagine cristallizzata del cantautore che macina album e tour sforzandosi di scrivere nuovi pezzi “mentre alla fine il pubblico vuole ascoltare sempre le stesse vecchie canzoni”.

Era al Moa di Cernobbio per parlare di un altro artista che non aveva paura di mettersi in gioco, Giorgio Gaber, e per presentare una sua scoperta, Roberta Di Lorenzo per la quale ha prodotto e pubblicato l’album L’occhio della luna, candidato al Premio Tenco.
Un periodo denso di attività che prelude a una nuova avventura teatrale: “Mi piacerebbe portarla anche a Como, in teatro – racconta – e non solo, anche in provincia. Anche il nuovo spettacolo con Carlo Boccadoro, che sarà Alla Scala in gennaio, I cavoli a merenda, vorrei proporlo al Sociale.
Conosco Aslico, ero al convegno su Gaber con Barbara Minghetti: penso che attività come Opera domani siano qualcosa di bellissimo”.
E Roberta ha appena cantato “Non insegnate ai bambini” di Gaber.
Penso che la sua sia una voce che mancava nella musica italiana. Sa cogliere sfaccettature dell’animo femminile che nessun Finardi, nessun Ruggeri, nessun Fossati saprebbe rendere in una canzone.
Produttore, discografico, interprete di fado portoghese, di brani classici, di blues, di canzoni di Vladimir Vysotsky, un Finardi sempre più sfaccettato…
Essere un cantautore di successo è un po’ come vincere al Superenalotto ovvero una grande fortuna e una piccola tragedia. Finisce che canti sempre gli stessi pezzi. Io, anche se mi voglio bene, non voglio cantare sempre e solo Finardi.
Un bel rischio.
Sicuramente, ma il pubblico mi ha seguito. Ad esempio nel progetto Anima blues proponevo un intero concerto senza neppure un mio successo. Ma la gente si è lasciata trascinare dalla forza di questi brani, che erano poi quello che cantavo all’inizio. Vysotsky diceva “Trova il punto estremo e sappilo varcare e vedi di spostare l’orizzonte!”.
Quindi bisogna aspettarsi l’inaspettato dal futuro?
Oltre alla collaborazione con Boccadoro, che è indubbiamente il più grande conoscitore di musica, di tutte le musiche, che io abbia mai conosciuto nella mia vita, uscirà anche un libro per Rizzoli e poi… a furia di non “fare Finardi” mi è tornata la voglia, dopo dieci anni, di “essere Finardi” e quindi sto scrivendo nuove canzoni per il piacere di farlo e so bene come sarà il prossimo disco, un disco di Eugenio Finardi.
Alessio Brunialti

fonte: http://www.laprovinciadicomo.it/stories/como%20citt%C3%A0/155950_finardi_vorrei_a_como_i_cavoli_a_merenda

L’Occhio della Luna

 

Roberta di Lorenzo

Roberta Di Lorenzo
L’occhio della luna
EF Sounds/Raiser/Egea

di Andrea Direnzo

Che meraviglia ascoltare la voce di Roberta Di Lorenzo! Calda e profumata come il pane appena sfornato, semplice ed essenziale come uno zampillo di acqua sorgiva. Una bellissima scoperta il suo primo disco, L’occhio della luna, che mette in luce una nuova promessa della canzone d’autore al femminile. Un esordio benedetto da un produttore eccellente come Eugenio Finardi che, insieme a Paolo Gambino e la stessa Roberta, ha curato gli arrangiamenti delicati e raffinati dell’album

Ma parliamo delle canzoni. Dodici episodi emotivamente diversi, anche se legati da uno stile ben definito che sta a indicare una personalità messa a fuoco e consapevole delle proprie capacità espressive. L’apertura è affidata ad Anima dolce liquida, un brano in cui emerge una donna forte e matura, distante dai luoghi comuni, che sa dire al suo uomo “io senza di te posso vivere”. La voce di Finardi appare come un cameo a impreziosire alcuni versi. Molto belle Felicità apparente e Vento di costiera; poetiche Luna e La ballerina e il clown, da cui emerge una sensibilità profonda nel raccontare storie nascoste dentro le parole, dentro una metafora. Il mondo sonoro che caratterizza l’album è volutamente acustico, lontano dal rumore enfatico e ridondante che caratterizza la musica del momento. Un esordio meraviglioso che, come dice Finardi, “apre nuove prospettive per la canzone d’autore”.

Extraterrestre

 

Finardi e il “suo” extraterrestre “Deus ex machina di oggi”

Scritto da: Flavio Vanetti http://misterobufo.corriere.it/2010/05/ufo_xfiles_alieni_extraterrestri_abduction_incontri_ravvicinati.html

 

 

“Extraterrestre portami via, voglio una stella che sia tutta mia. Extraterrestre vienimi a cercare, voglio un pianeta su cui ricominciare…”. Eh, sì. E’ lui, Eugenio Finardi. Lui e la sua canzone cult, di sicuro una delle più belle del repertorio del cantante, compositore e musicista milanese. Da qualche settimana quel motivo tiene banco in televisione, in ogni fascia oraria, dal mattino al prime time serale: la Fiat l’ha scelto quale motivo dello spot (ecco il filmato, tratto da Youtube) con il quale pubblicizza la Punto EVO. E oltre all’Alieno che dovrebbe acchiapparci e trasferirci da qualche parte un po’ più “potabile” dell’universo, ci sono altri riferimenti a Ufo, dischi volanti e dintorni: ci sono le famose linee di Nazca e subito dopo ecco che le auto disegnano dei “crop circles”. Carino il soggetto, carina l’idea (a conferma che il tema alieno è più che mai attuale e qui ci aggiunto una domanda: chissa perché?), curioso l’impatto di feedback che sta avendo nella Rete. I commenti sono i più disparati e ne ho pescato uno da sbellicarsi dalle risa: “Mi fa troppa simpatia il nuovo spot per la Punto EVO: mo’ chi glielo spiega a Giacobbo che i cerchi nel grano sono causati da Marchionne?…” Vabbé, ragazzi, so che mi insulterete, ma come ben sapete io non mi schiero tra coloro che tirano le pietre al conduttore di Voyager, che giusto oggi è stato “sbucciato” da Aldo Grasso, ferocissimo critico televisivo del Corriere della Sera… Comunque, non divaghiamo. L’extraterrestre di Finardi resta una gran cosa. A prescindere e in tutti i sensi. Ed Eugenio ha accettato con estrema gentilezza e disponibilità di farsi intervistare per Mistero bUFO: un titolo di merito ulteriore.

Che cosa ha pensato quando la Fiat le ha chiesto il permesso di usare quella canzone?

“Ad essere sincero, non sapevo nemmeno che sarebbe stata utilizzata in quel modo… Mi è stata richiesta la versione più recente, inserita nell’album del 1990 ‘La forza dell’amore’, probabilmente il mio maggiore successo. Il motivo, invece, risale al 1978 e ha una storia strana: all’epoca fu piuttosto snobbato. Ma ha avuto il merito di durare a lungo e quando anni dopo è stato rilanciato, ecco che ha fatto centro. Beh, per dirla tutta non so se ci guadagno qualcosa: mi auguro di sì”.

 

Il suo extraterrestre, dunque…

“… in realtà doveva rappresentare una metafora sull’emigrazione. E poi mi serviva per una presa in giro di due amici, uno dei quali, Carlo Massarini, viveva in uno splendido appartamento romano, una “penthouse” di famiglia con vista mozzafiato sulla città. Ecco, nonostante disponesse di una casa del genere, sognava sempre di andarsene via. E’ un po’ l’inquietudine di tanti e il suo appello era rivolto all’Alieno, che io considero il “deus ex machina” del nostro secolo, l’equivalente della divinità della tragedia greca che entrava in scena, calata dall’alto, e sistemava le cose…”

Lo sa che il 1978, per pura combinazione, è stato uno degli anni più ricchi dal punto di vista degli avvistamenti ufologici?

“Me lo dite ora voi. Ma questo non signfiica che non sia interessato all’argomento degli Alieni e che, in assoluto, non possa credere alla loro esistenza”.

Appunto: credente, miscredente o agnostico?

“Agnostico. Mi pare una posizione obbligata, dal momento che non ci sono evidenze conclamate”.

Per la verità qualcuno sostiene il contrario: si citano testimonianze della storia, anche documentate dall’arte; oppure, casi controversi come quello di Roswell; e poi i tanti, forse troppi per accomunarli con l’aggettivo ‘falsi’, episodi di contatto di varie persone, di varia estrazione e cultura e in vari posti del pianeta…

“La Terra negli ultimi tempi s’è fatta ‘luminosissima’ grazie alle frequenze radio. Se da qualche parte ci fosse qualcuno in grado di accorgersi di questa visibilità, probabilmente si manifesterebbe. O si sarebbe già manifestato. Insomma, il famoso paradosso di Fermi, ’Se esistono, dove sono?’, mi pare pertinente”.

Potrebbe però darsi che gli Alieni siano sparsi da qualche parte di un’immensità che definiamo universo.

“Lo spazio e il tempo sono due fattori molto, molto critici nella ricerca di civiltà al di fuori della Terra. La storia umana è brevissima in rapporto ad altre scale di valori. E’ un granello di sabbia nel deserto. E la nostra civiltà sfugge ad una classificazione oggettiva: siamo davvero avanzati? E quanto lo siamo, in relazione a ipotetici ’fratelli del cosmo’? Io ho il sospetto che la nostra tecnologia non sia poi così raffinata… Insomma, il contatto può essere davvero difficile, se non impossibile, sia che lo si veda dal nostro lato, sia dal loro, o da entrambi. D’altro canto è doveroso aggiungere un ’però non è detta l’ultima parola’. Se esistesse una civiltà galattica e se fosse possibile in qualche modo superare i vincoli dello spazio-tempo – sento parlare di buchi neri quali corridoi tra ipotetiche altre dimensioni, oppure di ripiegamenti dello stesso spazio-tempo che permetterebbero di congiungere zone lontanissime del cosmo – beh, ecco, allora molti aspetti che appaiono invalicabili diventerebbero più abbordabili. Intanto secondo me sarebbe bene che riprendessimo il gusto di guardare in alto, meglio se al buio completo, lontano da fonti luminose artificiali, per gustare lo spettacolo delle stelle. Se le osservi da posti quali l’Africa, ti paiono a portata di mano. E magari andate con i vostri figli a visitare un Planetario: io ho portato il mio a quello di New York ed è stata un’esperienza straordinaria: la percezione di quanto siamo piccoli non lascia un senso di smarrimento, ma di meraviglia per tutto quello che ci sta attorno”.

Tornando agli Alieni, Stephen Hawking, celebre fisico teorico inglese, in questi giorni ha dichiarato che secondo lui esistono ma che a suo avviso è meglio non avere a che fare con loro…

“Ho letto, ho letto. Hawking ha posto una questione cruciale sugli extraterrestri: quale interesse hanno, o avrebbero? Qual è il loro scopo? Siamo in un’epoca in cui vige la predazione e io credo che gli Alieni siano la proiezione di noi stessi; come ho già detto, la nostra nuova divinità. Ma se fossero come noi, sarebbero cavoli amari…” 

Le capita mai di canticchiare quella canzone?

“No, canticchio altro. Non la canticchio perché la canto sempre in tutti i concerti. Ed è probabile che apra il prossimo spettacolo proprio con quel motivo”.

Post Scriptum - Nel finale della canzone, l’umano chiede all’extraterrestre di riportarlo a casa. Per ricominciare anche in quel caso, sebbene secondo un profilo verosimilmente più tradizionale. Voi che cosa fareste? Rimarreste dove vi ha portato o vorreste tornare indietro? Io ci ho pensato: quasi sicuramente, rimarrei.